Non c’è Paese senza agenda digitale

agenda digitale

L’Agenda Digitale pare stia diventando realtà. A dirlo è il DPCM 13 novembre 2014, pubblicato in Gazzetta lo scorso 12 gennaio. Un atto importante non solo per la pubblica amministrazione, ma per le imprese, che con la pubblica amministrazione si interfacciano in un rapporto spesso di prevenuta ostilità dovuta alla lungaggine delle procedure burocratiche. Ora, pare, siamo alla svolta.

Va premesso che con Agenda Digitale non si intende solo l’utilizzo della posta elettronica certificata o il risparmio di carta e spazi di archivio, ma l’informatizzazione di tutti i processi per la presentazione di richieste, dichiarazioni, per la fatturazione elettronica. Significa adeguamento alle nuove regole di gestione documentale; aggiornamento dei propri sistemi di protocollo; velocità nella ‘relazione’ tra pubblica amministrazione e utente; promozione del proprio territorio; riduzione degli oneri burocratici e del costo dei ritardi nei pagamenti alle imprese.

Un passo fondamentale, sia in termini tecnologici che culturali, per un Paese che non deve solo sopravvivere ma tornare ad essere competitivo. Anche le aziende, dal canto loro, devono però adeguarsi, allinearsi, se non addirittura precedere. Troppo poche (meno del 5%) sono quelle che hanno portato a termine il processo di digitalizzazione, troppo poche (meno del 40%) quelle che lo stanno attuando.
Resiste una mentalità per cui questo spetta solo alle realtà giovani, le cosiddette start up tecnologiche, ma è un errore.
E’ anacronistico pensare di potervi rinunciare aspettando che… il mondo torni indietro! Andrà sempre e solo avanti. La digitalizzazione, in un momento in cui i servizi acquistano sempre più peso a svantaggio della manifattura, devono utilizzare le nuove opportunità e costruirvi il proprio modello di business. I benefici, in realtà, sono in tutti i comparti, nessuno escluso. Basti pensare alle aziende che esportano, a quanto è importante la rapidità nei contatti, che si traducono in ordinativi. Senza considerare il più ‘semplice’ e-commerce, che si sta diffondendo in tutti i settori, dall’arredamento per la casa all’abbigliamento all’alimentare, che si esplicita in assenza di costi per il mantenimento di strutture, leggi negozi ‘fisici’, perché la vetrina diventa la home del sito, con conseguente riduzione dei prezzi e sollievo per le famiglie che vi ricorrono.

Dobbiamo conformarci tutti, perché tutti dalla digitalizzazione, nolenti o volenti, siamo toccati. E non possiamo dire ‘non mi interessa’ o ‘non mi riguarda’ perché non abbiamo scelta, anche come cittadini.

Massimo Boraso