Back to school: anche in azienda. L’importanza della formazione aziendale

formazione azienda

Ispirato da Settembre e dall’imminente ritorno sui banchi per tutti i ragazzi, questa settimana voglio riflettere insieme a voi che mi leggete sul tema della formazione aziendale. Perché è vero: non si finisce mai di imparare, anche, soprattutto sul lavoro. Messi da parte i libri, si inizia ad apprendere sul campo, attraverso la propria esperienza. Poi attraverso l’esperienza degli altri, si continua ad apprendere nuove metodologie, nuove tecnologie, nuovi programmi, nuovi modi di fare e, persino, nuovi modi di pensare. Così, anche da grandi, sui banchi ci si ritorna periodicamente (e a volte capita anche di ritrovarsi dalla parte della cattedra).

La formazione nelle imprese italiane. Alcuni numeri

Che sia per aggiornare le competenze tecniche o per migliorare competenze relazionali dei propri dipendenti, molte aziende ricorrono a corsi di formazione esterni o interni. In Italia, però, i numeri che riguardano la formazione aziendale non sono esaltanti, soprattutto per quanto riguarda le PMI, che per effetto della crisi e per una generale sfiducia, non investono in formazione. All’aumentare della dimensione, aumenta anche la propensione a formare i dipendenti. Così nel 2015, secondo i dati dell’Osservatorio di Expo Training (, la percentuale delle aziende che hanno investito o intendono investire in formazione si assesta al 15% per le imprese tra 100 e 300 dipendenti; al 26% per quelle medio-grandi (300-500 addetti) e sale al 32% per quelle fino a mille dipendenti fino ad arrivare oltre il 50% nella grande industria. Sempre da questa indagine emerge anche un altro “ritardo” della cultura della formazione aziendale in Italia: le attività formative si concentrano ancora prevalentemente su competenze di base, piuttosto che su quelle strategiche per il business o manageriali. I corsi di formazione programmati, infatti, riguardano soprattutto l’inglese, l’informatica e la sicurezza sul lavoro, e in minor misura il marketing, la comunicazione, il management, le vendite o l’innovazione di prodotto o dei processi.

La formazione inefficace

Se queste sono le premesse, non sorprende leggere articoli come quello di Christo Popov pubblicato su Forbes sull’inutilità della formazione. Tralasciando il titolo ovviamente provocatorio, è purtroppo vero che per molte aziende la formazione si traduce in una perdita di tempo e di denaro. Questo perché gli errori che le aziende possono commettere nel proporre attività formative sono tanti. Il primo su tutti? Fare formazione senza una strategia e senza uno scopo. Perché un corso di formazione si riveli un buon investimento, invece, dev’essere interessante e utile. Sembra una banalità, ma forse sfugge alle tante aziende che propongono morbose maratone di formazione basate su concetti tanto teorici quanto tediosi. L’aderenza alla propria realtà aziendale e al ruolo dei dipendenti è fondamentale per fare della formazione un alleato nel miglioramento della cultura aziendale e per attirare (o tenersi strette) le menti più valide.

La formazione continua per migliorare l’azienda

Oltre a trarre un beneficio diretto da impiegati aggiornati e preparati, investire sulla formazione equivale ad investire sulle persone che lavorano con noi. Ed è, come dicevo, un modo sicuramente efficace per aumentare la fedeltà dei dipendenti e per migliorare l’ambiente aziendale. È un po’ come investire sull’educazione dei propri figli. Se lo si fa rispettandone le inclinazioni, ci saranno sicuramente delle soddisfazioni. Allo stesso modo, la formazione continua contribuirà a stimolare gli impiegati, arricchendone la professionalità, allineandoli sugli obiettivi e cementando il legame con l’azienda. Questo perché si sentiranno di far parte di una realtà dinamica, che cresce insieme a loro e in cui avranno interesse a rimanere in futuro.

Nonostante l’importanza della formazione aziendale (fatta bene) sia evidente, ci sono imprenditori che affermano che non fanno formazione perché il loro personale è preparato. Secondo  un’indagine ISTAT del 2010, ben l’82,6%. Ebbene, questi imprenditori ricordano un po’ Totò quando diceva che solo le persone sporche si lavano. Non saprei dire, però, se facciano ridere o piangere.

Massimo Boraso