Cookies, trasparenza e frecciatine. Nel nome della privacy sul web

cookie law

Ormai ne siamo consapevoli: più che un bene da difendere, la privacy è diventata un miraggio. All’aumentare dei dispositivi connessi e dei servizi che utilizziamo sul web diminuisce il controllo che riusciamo ad esercitare sui nostri dati. Tuttavia, dovrebbe esserci una cosa che non dovrebbe essere intaccata: la consapevolezza e la trasparenza. Quindi più che la privacy, a dover essere tutelata è la consapevolezza di quali dati vengono raccolti e di come vengono usati. La “cookie law” dovrebbe servire a questo. Il condizionale è d’obbligo, perché a quel bannerino che scompare a un semplice scroll di mouse la maggior parte dell’utente medio non ci fa neppure caso. “Altra pubblicità” si pensa, e si clicca sulla X oppure si continua a navigare senza sapere che quel banner è stato messo lì per via di una legge. La “cookie law”, per l’appunto, che obbliga i gestori di siti a informare chi naviga dei dati che vengono memorizzati dai cookies e/o inviati a terze parti. Non mi dilungo sull’argomento perché negli ultimi giorni abbiamo letto a sufficienza sull’argomento.

Avete presente quella fastidiosa sensazione di essere spiati ogni volta che un banner pubblicitario vi propone “guarda caso” qualcosa di attinente alla vostra ultima ricerca o all’ultimo sito visitato? Colpa dei cookies. Avete presente l’incredibile comodità del restare loggati ogni volta che accediamo a un sito? Merito dei cookies. Bastano due esempi per capire che ci sono pro e contro.

Anche Google ce lo ricorda, puntando ovviamente sugli aspetti positivi. “Utilizziamo i dati per rendere i nostri servizi più veloci, intuitivi e utili per tutti […] per mostrarti annunci pertinenti e utili, in modo da garantire che i nostri servizi siano sempre gratuiti per tutti”. Questo è quanto si legge nel sito privacy.google.com, interamente dedicata all’informazione circa l’utilizzo dei dati personali che Google raccoglie. E tra Gmail, Google Search, Maps e tutti i servizi satelliti offerti da Big G di dati ce ne sono in abbondanza, tanto che era complicatissimo per gli utenti tenerne traccia. Per questo Google ha pensato di vare chiarezza e di semplificare la gestione della privacy grazie alla pagina Account Personale (https://myaccount.google.com/). Qui possiamo verificare tutte le attività svolte nei vari dispositivi e gestire le impostazioni relative a dati e privacy del proprio account.

E la privacy ultimamente sembra essere un tema attuale, visto che anche Tim Cook si è scomodato ad affrontare l’argomento, lanciando velate (mica tanto) frecciatine proprio a Google e ad altre aziende che “divorano qualsiasi informazione possano rintracciare su di voi, per poi monetizzarla”. Il riferimento a Google appare più evidente quando Cook parla dei servizi gratuiti che attirano gli utenti e cita le email, le ricerche online e le foto di famiglia “analizzate e vendute per chissà quali scopi promozionali”. Tant’è che da Google hanno tenuto a precisare che “Google Foto non utilizzerà immagini o video caricati sulla sua piattaforma per fini commerciali o promozionali di alcun tipo a meno che non venga richiesto esplicitamente il consenso agli utenti. La nostra priorità, come avviene con la maggior parte dei prodotti che Google realizza, è offrire alle persone il servizio giusto”.

C’è chi è disposto a rivelare molto di sé in cambio di servizi gratuiti e chi, invece, preferisce mantenere riservati i propri dati e le proprie preferenze, a discapito della rapidità del servizio. Ciò che conta, come dicevo prima, è la consapevolezza e la trasparenza delle società circa l’utilizzo dei dati.

Massimo Boraso