Come prepararci allo scenario lavorativo dei prossimi decenni

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Ieri mi sono imbattuto in un articolo su HuffingtonPost.com, dal titolo molto interessante: “Future Of Work: Three Ways We Can Create Jobs From The Bottom Up”, ossia “Il futuro del lavoro: tre modi per creare posti di lavoro dal basso all’alto”. Con un titolo del genere non potevo esimermi dalla lettura. Credevo che si riferisse ai lavori del futuro (argomento che ultimamente mi sta solleticando molto e a cui di sicuro dedicherò un post), ma in realtà l’articolo riportava gli interventi di Andrew McAfee, direttore del Center for Digital Business del MIT, e di David Gergen, senior analyst della CNN e co-direttore del Harvard’s Center for Public Leadership, fatti ad una recente conferenza sul futuro del lavoro.
Pur riferite agli Stati Uniti d’America, tutte le considerazioni fatte da questi esimi professionisti hanno valenza globale e i suggerimenti dati si possono adeguare anche al nostro contesto. McAfee parte da una provocazione (?) verissima: lo sviluppo tecnologico degli ultimi decenni è la causa della mancanza di crescita di lavoro. Può sembrare strano sentire una frase del genere, tuttavia non si può negare che sia così: le possibilità lavorative date da Information Technology, automazione, e Intelligenza Artificiale non sono equamente distribuite e la conseguenza è che negli ultimi decenni per molti posti di lavoro gli uomini sono stati rimpiazzati dalle macchine e dai computer.
Nei prossimi due decenni, in America, quasi la metà dei lavori saranno automatizzati (questa la stima del report di Oxford Martin School’s Programme on the Impacts of Future Technology). Secondo McAfee, il modo per rispondere a questo scenario di drastica riduzione dei posti di lavori è lavorare su cinque aspetti (McAfee usa l’acronimo EIEIO che da noi sarebbe IIIIR): Istruzione, Infrastrutture, Imprenditorialità, Immigrazione e Ricerca originale. Questo perché ci servono persone intelligenti e preparate, che abbiano a disposizione infrastrutture efficienti per essere produttive e che siano in grado di trasformare le loro idee in nuove realtà imprenditoriali. Inoltre, c’è la necessità di incoraggiare l’immigrazione di capitale umano (in Italia la necessità è invece quella di ridurre la fuga di cervelli all’estero) e ovviamente di sviluppare la ricerca come fondamento dello sviluppo economico.
Sull’aspetto dell’imprenditorialità interviene anche Gergen, che suggerisce i tre modi per creare lavoro dal basso ripresi nel titolo dell’articolo. Condividendo il pessimismo relativo agli interventi del governo, che permea l’opinione pubblica americana, Gergen ritiene che se non possiamo contare sull’intervento dall’alto allora dobbiamo essere noi a supportare le persone che si stanno ingegnando per adattarsi al nuovo scenario lavorativo. Come dargli torto. Ecco i tre modi in cui possiamo “liberare la creatività umana… dal basso verso l’alto”.

  1. Supportare freelance e imprenditori. In mancanza di posti di lavoro c’è chi è disposto a costruire il proprio lavoro, se gli viene data la possibilità. È per questo che in America, così come in Italia, il numero di liberi professionisti è destinato a crescere.
  2. Supportare gli ibridi organizzativi. Sono quelle imprese che nascono da cooperative sociali e da enti non-profit ma che si evolvono in aziende for profit. Queste aziende creano posti di lavoro e generano profitto, facendo del bene alla società.
  3. Supportare l’imprenditoria femminile. Noi italiani siamo il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda l’occupazione femminile. Per quanto riguarda l’imprenditoria, invece, secondo l’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile di Unioncamere, le imprese rosa crescono con un ritmo superiore alla media e rappresentano il 21,55% sul totale delle imprese italiane. Riuscire a incentivare e a sostenere le attività delle donne darebbe una bella sferzata alla nostra economia.

Sebbene non sia chiaro ciò che Gergen intenda con “supportare”, di certo ha individuato tre categorie di persone che, a dispetto della crisi, ogni giorno inventano (e reinventano) il proprio lavoro, costruendo la propria fortuna.

Massimo Boraso