Un riconoscimento che mi ha fatto piacere

premio Polesani

Ho ricevuto con molta soddisfazione, lo scorso 4 ottobre, il premio Polesani che hanno onorato la provincia nell’Italia e nel mondo. E a questa benemerenza voglio dare il senso di un ulteriore incoraggiamento a proseguire sulla strada intrapresa. Voglio interpretarla come tappa, non come traguardo. Sia per una questione anagrafica, ho poco meno di 40 anni, sia perché l’età mi consente di guardare al futuro. Con la mia società e i miei 40 giovani collaboratori intendo crescere ancora, continuando ad omaggiare questo territorio, da cui pressoché solo sono partito negli anni ’90, con l’azienda che porta il mio nome. Avevo avuto l’intuizione che l’informatica e il web, nelle loro infinite articolazioni, sarebbero stati il futuro, non solo per le ‘persone’ ma anche per le ‘imprese’. I fatti mi hanno dato ragione, anche se all’inizio sembravo un visionario, una sorta di profeta. Ho creduto nella mia idea e costruito attorno ad essa. Oggi l’impresa soffre, la disoccupazione è ai minimi storici, c’è un pessimismo imperante. Le difficoltà sono concrete, è innegabile, tra burocrazia lenta ed elefantiaca, eccessivo costo del lavoro, banche che non concedono crediti. Tradotto, non danno una chance alla speranza. Però non è tutto da buttare. La lunga crisi non ha fatto solo danni, ha rivelato anche opportunità, ha imposto una selezione basata sulle competenze, sulla professionalità, sul merito. Sono gli unici requisiti che oggi consentono di rimanere su un mercato in continua evoluzione, che cambia ad una velocità un tempo impensabile. Di semplice non c’è nulla. Di semplice per me non c’è stato nulla. E momenti difficili ne ho avuti. Li ho superati puntando tutto non sull’attesa di periodi migliori, ma sul mio miglioramento. E non è un gioco di parole. Li ho superati non scappando dall’Italia, ma rimanendo qui, perché credo nelle potenzialità del nostro Paese. Oggi ci sono tanti nuovi saperi, sofisticati, che possono contaminarsi tra di loro. Vanno sfruttati. Le fabbriche del futuro non saranno solo quelle odierne, con operai e macchine, ma palazzi in cui neo laureati iper specializzati lavoreranno davanti a un pc L’Italia può uscire da questa condizione di ingessatura e quasi indietreggiamento scommettendo di più, ad esempio, sul terziario avanzato. Ma serve uno sforzo per cambiare la mentalità, anche imprenditoriale, è necessario ammetterlo. Come è necessario ammettere che con il mercato globale e una super produzione di tutto non c’è spazio per tutti. E’ fondamentale essere veloci, capire i nuovi bisogni. Perché i bisogni non mancheranno mai. Io però come imprenditore sono ottimista, voglio esserlo, e vedo un grande futuro. E in nome del futuro custodirò questo premio, che dedico a mia moglie Patrizia, perché non potrei essere quello che sono e fare quello che faccio senza il suo supporto e la sua comprensione; ai miei collaboratori che ogni giorno si perfezionano dando valore all’azienda; ai giovani che hanno grandi intuizioni ma altrettanto grande paura. A loro va restituita fiducia. Perché il mondo, in verità, è ancora tutto da inventare.

Massimo Boraso