Primavera: tempo di rinnovare gli algoritmi

A Montain View e a Manlo Park il cambio di stagione non si limita agli armadi, ma coinvolge anche gli algoritmi. E così, questo mese di Aprile si chiude con grandi cambiamenti in casa Google e in casa Facebook. Per chi opera nel web marketing, questo significa ritrovarsi con le regole del gioco cambiate. Ma in fin dei conti ormai ci abbiamo fatto il callo a stare sempre sul chi va là, ad essere pronti a reagire o, meglio, ad anticipare le mosse. E se non altro questa volta i cambiamenti erano annunciati.

Facebook lascia meno spazio ai brand

Lo sapevamo dall’inizio dell’anno e, a dire il vero, lo avevo intuito da tempo. I contenuti pubblicati dalle fan page aziendali diventano sempre meno visibili, per lasciare più spazio nel news feed per i post degli amici. Che sia per ritrovare lo spirito originale del social network e guadagnare un pollice in su dagli utenti, o per fornire una spinta ai sistemi di visibilità a pagamento che offre (leggi Facebook Ads), ciò che è chiaro è che essere su Facebook per le aziende non è più un passatempo. Lo dicevamo da tempo e ora è diventato necessario: anche la presenza sui social deve rientrare nella strategia comunicativa ed essere pianificata come qualsiasi attività di comunicazione. Incluso il budget da destinare alla diffusione dei contenuti. Pena l’invisibilità e lo spreco di tempo e risorse.

Su Google l’algoritmo è mobile

Il 21 aprile è passato alla storia della SEO come il Mobilgeddon ed è la data in cui Google ha modificato il suo algoritmo di ricerca per favorire i siti ottimizzati per la navigazione da mobile. Anche questa rivoluzione era stata annunciata, da Google sì, ma non solo. Analizzando il comportamento degli utenti e le loro abitudini di navigazione, l’importanza dei dispositivi mobili è lampante da diverso tempo. Smartphone e tablet, usati dal 61% della popolazione (dato Nielsen), guadagnano punti percentuale negli accessi a internet, superando quelli da desktop. I siti che non permettono una navigazione fluida da questi device, quindi, sono penalizzati. Dagli utenti prima, da Google nella SERP ora.
Come si legge sul Google’s Webmaster Central Blog, il cambiamento riguarderà le ricerche da mobile e permetterà agli utenti di trovare più facilmente contenuti di qualità per il dispositivo su cui navigano, e quindi pagine che si possono leggere senza dover usare lo zoom o lo scrolling orizzontale e pagine di cui si possono visualizzare tutti i contenuti. Tuttavia da Montain View assicurano che la query resterà determinante per i risultati di ricerca. Quindi solo a parità di qualità del contenuto, verrà favorito un sito ottimizzato per il mobile.
Per controllare se un sito, un blog o una landing page è a prova di Mobilgeddon, Google ha persino messo a disposizione un tool, che esegue un test di compatibilità dell’URL inserita con i dispositivi mobili. Se il vostro sito è mobile-friendly, niente di cui preoccuparsi. Se non lo è, è ora (già da tempo) di correre ai ripari.