Turismo digitale, un mondo da scoprire

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Se digitale, oggi, è ogni segmento della produzione, a maggior ragione può esserlo il turismo, che deve ancora ben strutturarsi in questa direzione. E visto che si avvicina Pasqua, quando magari un giro fuori porta lo si fa, e le vacanze estive, la verifica è semplice da fare. Forse prima di altri il turismo ha goduto della facilità di accorciare le distanze tra strutture ricettive e clienti, penso a Booking.com, visto soprattutto come strada per poter risparmiare e concepito più come ‘occasione’. O a Tripadvisor per verificare le recensioni. E a tutte le varie offerte low coste delle compagnie aeree. Le stesse che praticano oggi i treni. E alla facilità, in generale, di prenotare e pagare tutto con carta di credito. Un insieme di cose che ha quasi decretato l’inutilità delle agenzie di viaggio, almeno per i giovanissimi ma anche per gli over quaranta.

Ma una vera e propria filiera digitale, che metta insieme tutto, in Italia, ancora non esiste. E invece di un vero e proprio un piano strategico per la promozione e la commercializzazione c’è bisogno. Perché non basta che chi vuole andare in vacanza vada in Internet a cercarsi le offerte tra voli, treni, strutture ricettive, noleggio auto, etc. Il tutto realizzato in fai da te. Non basta neppure chiedere se in albergo c’è il wi-file, perché tutto sommato oggi è indicato nell’elenco dei servizi offerti. Non basta poter pianificare tutto grazie a Internet. Perché questa prassi è comunque consolidata da un 68% di italiani che cercano sul web prima di decidere luoghi e modalità di viaggi, con un 52% che si serve direttamente di spartphone e tablet. Non basta che le strutture ricettive abbiano siti belli e perfetti in cui è indicato anche il numero degli asciugamani per camera. Va tutto bene, ma va tutto messo in rete, non solo nella ‘rete’, dove c’è già.

A mancare ancora è la mappatura e digitalizzazione dei siti, divisi per interesse: storico artistico, ad esempio, o direttamente degli eventi. La promozione e digitalizzazione dell’industria turistica è indispensabile e avrebbe ricadute importanti sull’economia. Certo serve una vera e propria formazione degli operatori, che devono essere ‘digitali’, con competenze multi disciplinari, che vanno oltre la capacità di sapere usare web e social o di fungere da tradizionale guida. Non è un ‘lavoro’ su cui ci si può improvvisare.
Bisogna avere dimestichezza con la comunicazione mobile, con quella social, con le innumerevoli declinazioni del marketing. E tutto questo avrebbe un certo appeal perché aumenterebbe la stessa capacità di scelta di chi, appunto, deve partire per una vacanza. Ora sceglie la meta, poi cerca i servizi a minor costo. Diversamente, potrebbe scegliere prima la propria sfera di interesse, che si traduce in una meta con tanto di servizi.

Una differenza sostanziale in un mondo sempre più ‘piccolo’ in cui le distanze sono poca cosa. E in cui il digitale, come sempre, può solo condurre al futuro.

Massimo Boraso